Lunedì 3 giugno si è tenuta la riunione del coordinamento che ha gestito la campagna elettorale de “La Sinistra” nella provincia di Taranto, composto da compagne e compagni delle diverse realtà territoriali. Di seguito il documento prodotto dall’assemblea.
Avanti insieme!
Il risultato de “La Sinistra” alle elezioni europee è molto deludente. Esso si inquadra in una tendenza caratterizzata, nel nostro paese, dall’avanzata del centrodestra (che, nelle sue varie
componenti, guadagna circa un milione e mezzo di voti rispetto alle scorse politiche), dal tracollo del Movimento 5 Stelle (che perde più di sei milioni di elettori) e da un arretramento delle stesse forze di centrosinistra. In questo campo di fatto si è assistito a un significativo passaggio di voti verso il Partito Democratico dalle forze alla sua sinistra: questo ha consentito al PD di “ridurre le perdite”, cannibalizzando i suoi vicini, fra cui “La Sinistra”.
La nostra lista ha ricevuto poco più di 400 mila preferenze: un milione in meno della somma dei voti raccolti da Leu e Pap alle scorse politiche. Pur scontando la defezione di alcuni soggetti che
avevano contribuito al risultato di quelle compagini (Mdp, Pci ecc.), si tratta di un dato drammatico e del tutto inaspettato. Purtroppo però non è isolato: tutte le forze di sinistra in Europa conoscono un importante ridimensionamento. La Linke in Germania, Unidos Podemos in Spagna, France Insoumise e il Partito Comunista in Francia, Syriza in Grecia: con la sola eccezione delle sinistre portoghesi, l’avanzata fatta registrare dalla nostra “famiglia” europea nel 2014 è stata quasi ovunque riassorbita (il Gue perde il 25% dei suoi componenti). Ci troviamo dunque di fronte a una crisi che riguarda l’intera Sinistra europea e la proposta di radicale riforma della UE di cui si è fatta portatrice in questi anni. In un quadro dominato dall’alternativa secca “europeismo/sovranismo” (che ha premiato, da una parte, le destre conservatrici e, dall’altra, liberali e verdi), la nostra
prospettiva si trova ad essere spiazzata e ridotta ai margini.
Il caso italiano è per molti aspetti emblematico di questa tendenza. In presenza di una minaccia crescente da parte della destra, l’elettorato variamente “progressista” si è raccolto intorno a quello che è stato individuato come l’argine più solido, cioè il PD. I limiti di questa situazione sono però sotto gli occhi di tutti: le contraddizioni del Partito Democratico hanno impedito di recuperare i voti in uscita dai 5 stelle, gran parte dei quali ha preferito l’astensione a qualsiasi alternativa in campo.
Il tema che si pone nell’immediato futuro è come portare questo elettorato “deluso” su posizioni progressive, evitando che scivoli nelle braccia della destra. In questa prospettiva il contributo di una forza di sinistra può essere decisivo, a patto che intraprenda un lavoro serio.
La necessità che individuiamo in maniera prioritaria è di non disperdere le forze accumulate nelle settimane di campagna elettorale. La sinergia fra organizzazioni nazionali, movimenti locali, singoli compagni e compagne ha prodotto esperienze fruttuose e va sviluppata: la Sinistra non deve in nessun modo essere smantellata come accaduto con tutti i cartelli elettorali degli ultimi dieci anni, se non vogliamo perdere del tutto credibilità agli occhi dell’elettorato.
Crediamo che vada approfondita l’autonomia di questa forza politica, lavorando su alcuni temi fondamentali per radicarli nella realtà concreta dei nostri territori. Individuiamo in particolare, come campi prioritari di iniziativa politica, il lavoro e l’ambiente. Si tratta di questioni di particolare rilevanza per il nostro paese: su di essi il Movimento 5 Stelle ha costruito la sua ascesa, e per la sua incapacità di rispondere alle aspettative che aveva alimentato è crollato. Da questa esperienza dobbiamo trarre una lezione fondamentale: il populismo non può essere la chiave per conseguire avanzamenti sociali; questi vanno costruiti con un paziente lavoro di organizzazione dei soggetti subalterni.
Allo stesso tempo, pensiamo che di fronte al pericolo concreto rappresentato dalla destra si debbano unire tutte le forze in grado di contrastarlo. Non si tratta di elaborare alchimie politiciste: anche laddove si è presentato col massimo della sua compattezza, il centrosinistra negli ultimi mesi ha perso tutte le competizioni di rilevanza non strettamente locale (Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Piemonte). La sfida da ingaggiare deve essere più ambiziosa: porre le basi per un campo di forze in grado di parlare al paese, e soprattutto alla sua parte più sofferente, per offrirgli un progetto concreto di trasformazione. In questa prospettiva, la Sinistra può svolgere un ruolo significativo. Il tema delle alleanze, che tante volte ci ha divisi, va affrontato con spirito unitario all’interno della “casa comune” che andremo a costruire.
Ci aspettano tempi difficili, e solo stando insieme potremo avere la forza di affrontarli.


