Sergio Zampini - Il “muro” e la globalizzazione di merci e capitali ci sono caduti addosso, abbiamo provato ad annaspare sotto le macerie ma anche l’ultimo tentativo: la proposta di costruzione del “Terzo Spazio” è uscita sconfitta dalle ultime elezioni europee.L’elettorato non ha ritenuto utile o adeguato uno spazio ritagliato sui cascami (contraddizioni, fallimenti, ritardi, dolore…) degli altri due: il capitalismo finanziario globale che da tanti anni pervade la vita di milioni di uomini e donne impoverendone patrimoni, lavoro, e coscienze e lo spazio occupato dalsovranismo piccolo-borghese reazione dei capitali nazionali contro la vampirizzazione dei capitali globali più forti. Nella sostanza due “tesi” che agiscono il neoliberismo. Se a quel livello bisogna rispondere la risposta non può essere che netta e alternativa al sistema dato: ambientalista anticapitalista e globale. (…) Tutte le buone pratiche a difesa dell’ambiente, a tutela dei diritti negati sociali, di genere e del lavoro se non affiancati e sostenuti da una ferma e dichiarata lotta al capitalismo verranno da questo utilizzati per mitigare, fuorviare o sfruttare come nuove opportunità di business ogniqualvolta lo riterrà utile. La questione ambientale è ormai oggetto di dibattito mondiale. Il modello di sviluppo, con il dominio dell’uomo sulla natura, ha compromesso l’ecosistema. Il cambiamento climatico e il consumo di suolo senza pianificazione ci costringono a vivere in uno stato di emergenza che con la complicità di troppi mass-media “orientati” accettiamo ormai quasi come normalità. (…) Il concetto di sviluppo infinito fondamento del capitalismo, si sta scontrando con la realtà; le nuove tecnologie non sono state in grado di risolvere il problema tra l’incapacità di creare energia rinnovabile infinita e la corsa a consumi sempre maggiori.(…) Il pensiero produttivista e consumista e quello della decrescita e dell’anticonsumismo sono, con modalità diverse, dentro l’attuale modello economico mentre per poter costruire un’alternativa credibile occorre uscirne. La questione ambientale è direttamente collegata al sistema di produzione capitalistico. Dichiararsi ambientalisti, assumere la incompatibilità del capitalismo con la sopravvivenza del pianeta e con la qualità della democrazia significa costruire un soggetto politico che abbia una visione conseguente ed una organizzazione che va dal locale al globale con relazioni territoriali e transnazionali stabili e coese, che utilizzi in chiave democratica partecipativa le piattaforme digitali sia a livello comunale che nazionale che transnazionale.(…)Penso ci sia bisogno di un nuovo inizio che apra un dibattito ampio e senza liturgie su come declinare la strategia, le tattiche, i programmi, la democrazia interna, le politiche internazionali, che avvii il soggetto transnazionale e la ricerca delle risorse anche attraverso le piattaforme digitali e spazi di e-commerce autogestito. Lungo il percorso di costruzione ci sono ovviamente anche gli appuntamenti elettorali e le politiche di alleanza sia sociali che elettorali. Le alleanze e le convergenze possibili vanno verificate nella logica dell’utilità per lo sviluppo del nuovo soggetto senza anatemi e settarismi ma anche evitando trasformismi ed opportunismi. Va costruito subito un appuntamento che convochi gli Stati Generali delle sinistre sociali e politiche. (…)
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