Le scelte politiche da tempo in auge nel nostro Paese, con una violenta accelerazione nel tempo presente, hanno teso ad escludere, marginalizzare, segregare, ogni forma di “devianza” rispetto a norme di comportamento codificate come ortodosse. L’ostracismo nei confronti del malato mentale è dunque solo un aspetto, per molti versi il più grave perché colpisce persone fra le più deboli e indifese, della violazione dei diritti umani fondamentali che è diventato un segno peculiare della degenerazione in atto nei rapporti sociali. La contrazione della spesa pubblica verso tutto il sistema di protezione sociale ha tragicamente indebolito l’intero sistema assistenziale rendendo inerte il dispositivo costituzionale che impone alla Repubblica “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
La privatizzazione strisciante, la messa a mercato di quelli che dovrebbero essere diritti individuali indisponibili, fa sì che la sola domanda solvibile sia quella pagante: la società si spacca in due e la prescrizione dove la Carta stabilisce, all’articolo 38, che “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale” diventa carta straccia.
Per noi vale e si deve riaffermare con forza il principio fondamentale che difendendo i diritti dei più deboli si difendono i diritti di tutti.
Proposte organizzate per punti:
La persona con fragilità psichiatriche ha il diritto a ricevere cure gratuite. Per permettere il vero accesso a questo diritto dovranno essere aumentati i fondi disponibili.
Gli operatori sanitari, collaborando con il paziente alla creazione di un percorso di cura concordato, coinvolgendo dove possibile anche la famiglia e il contesto sociale in cui vive, creano un progetto individualizzato che deve sostituire la visione parcellizzata del minutaggio a disposizione per ogni figura professionale.
Le strutture di cura e di residenzialità devono essere pubbliche e facilmente accessibili a tutti, esse devono provvedere all’accoglimento del disagio cronico, ma anche dell’evento imprevisto che richieda il sostegno di operatori specializzati.
Le strutture per meglio garantire la tutela dei diritti fondamentali dell’uomo e della sua integrità, devono essere organizzate in micro residenzialità per garantire alla persona il massimo grado di integrazione nel tessuto sociale, questa modalità organizzative permette una maggiore flessibilità delle stesse, per meglio rispondere ai bisogni individuali.
Il personale deve essere formato e organizzato (incrementando le assunzioni di psichiatri, psicologi ed educatori) perché si lavori verso un miglioramento della qualità di vita della persona e non a un mero contenimento in strutture che sorvegliano i pazienti inseriti.


